vivere,
i miei entusiasmi,
stanchi,
che se ne vanno,
dissipati:
sono io,
che sto morendo.
La Regina mi avra' comunque
meglio andarle incontro sereno
che farsi prendere scappando
anche perche' non so giocare il suo gioco
non so se voglio morire in laboratorio, seduto davanti all'oscilloscopio, con il saldatore in mano, banale, o con il mio jazzbass addosso. Sicuramente non vorrei morire in ospedale, patetico, torturato dalla morale scientifica. Potessi scegliere, preferirei finisse tutto a tarallucci e vino, rosso, una sera d'autunno, in penombra, mentre ne sgranocchio qualcuno, sorridendo all'amicizia compagna, brillo e sornione.
e si fa sera
e mi ascolto
e sento che ogni buona bellezza possibile e' ormai gia' stata
mi rifugio vulnerabile nella notte che arriva
e da domani
se un domani sara'
mi aspetto solo tutto quello che cadra'
a disegnare la curva di ogni vita
finita
il suicidio, l'unico modo possibile, per lasciarti, perche' dopo una vita, la mia sei diventata, senza un senso, che non sopporto, piu'.
un laureato
un pilota di alianti
un musicista
un compagno
un padre
e ancora per poco, un morto.
studenti nelle scuole
soldati nelle caserme
operai nelle fabbriche
impiegati negli uffici
inquilini negli alloggi
clienti nei supermercati
ospiti negli alberghi
pazienti negli ospedali
cadaveri nei cimiteri