mercoledì 3 luglio 2019

Hot Dogs


Non potevo esserne certa, ma secondo me quel cane dentro a quel suv nero, di fianco a dove avevo appena parcheggiato, sotto il sole rovente d'agosto, stava male. Lo vedevo dal finestrino posteriore, respirava affannosamente, accasciato sul sedile.
Sono un'attivista animalista, faccio volontariato al canile comunale, ho anche votato Partito Animalista, me ne intendo di cani, sono esseri meravigliosi, migliori di molte persone che conosco, non potevo lasciarlo soffrire indifferente, in quelle condizioni rischiava di morire dal caldo.
Non sapevo come salvarlo, ho provato ad aprire le portiere, chiuse a chiave, ovviamente, ho cercato di attivare l'antifurto picchiando con forza sui vetri, niente, non reagiva neanche il cane.
Sentivo che stavo per farmi prendere dal panico, nessuno in giro nel parcheggio, un cane era in pericolo di vita e io non sapevo come salvarlo.
Sono entrata nel centro commerciale per chiamare qualcuno, poca gente in giro, due ragazzi non hanno voluto aiutarmi, avevano fretta. Ho pensato che potevo far chiamare il proprietario del suv da una delle cassiere, hanno il microfono che si sente per tutto il supermarket, sono uscita di corsa per leggere la targa, il cane non respirava come prima, sembrava morto, dovevo intervenire immediatamente, questione di vita o di morte, ero nel panico, sono tornata dentro al centro commerciale, non sapevo cosa fare ... in un angolo, nell'ingresso, ho notato un estintore antincendio, devono metterli per legge, nei posti pubblici, facilmente accessibili, in caso di emergenza.
Istintivamente l'ho preso e sono tornata al parcheggio: il cane si deve essere spaventato, non sono riuscita a rompere il vetro del finestrino al primo tentativo, quando ho aperto lo sportello ha cercato di aggredirmi, mi sono difesa rimanendo dietro lo sportello aperto e il cane e' scappato.
L'ho inseguito, fuori dal parcheggio, per quasi tutto il quartiere, correva veloce, senza una direzione, dopo una decina di minuti l'ho perso di vista.
L'avevo salvato, ma l'avevo perso, sono tornata al parcheggio ad aspettarlo, magari tornava ...
Il suv non c'era piu', solo i vetri per terra, l'estintore? erano andati via con l'estintore? non ricordavo la targa, non capivo cosa fosse successo, non sapevo che fare, nessuno a cui chiedere, cosa poi? niente, sono tornata a casa, agitata e perplessa.
Leggendo il documento con ricevuta di ritorno che mi hanno spedito dopo un paio di settimane, ho scoperto di essere stata denunciata per furto con scasso, danni materiali e morali, traffico illecito di animali e appropriazione indebita di strumenti antincendio.
Nel video, ripreso dalle telecamere di sicurezza del parcheggio, si vede bene tutto, anche quando esco dalla mia auto. Il cane era un cane di razza, il suv di uno che ha un allevamento.
Adesso devo dimostrare che non avevo intenzione di rubare il cane, che ho solo cercato di salvarlo, che stava morendo, ma il mio avvocato dice che la legge in questi casi non sente ragioni ... sanno anche che ho gia' avuto un paio di questioni con certa gente a cui avevamo dato in adozione alcuni cani del canile, sono disperata, non so come uscire da questa situazione.
Il tipo del suv, quello che ha l'allevamento di cani, mi ha fermata per strada, l'altro giorno, non so come ha fatto a trovarmi, mentre uscivo dall'estetista, dice che conosce diverse persone in questura, per i cani addestrati, dice che se sono disponibile forse potremmo trovare una soluzione senza mettere in mezzo troppe seccature, il cane non l'ha ancora ritrovato, ma non e' un problema, dice che potrebbe mandare qualcuno al canile, ogni tanto, a vedere la situazione, che lui e' una persona seria, che conosce bene i cani, come me, che ci lavora da molti anni, che non ha mai avuto problemi, e che li ha sempre risolti, in qualche modo.

domenica 12 maggio 2019

matto

e se ne fossi capace, qualche volta, avrei ragione anche io, e tu, che l'hai sempre, facile, e altrettanta ne hai, non me ne regali mai, come si da ai matti, tu, che avere ragione non e' importante, e neanche cercare di averne.

lunedì 6 maggio 2019

Noi

Disperati,
potevamo essere belli e felici
come nessuno.

Esasperati,
siamo stati io e e te
come tutti.

domenica 10 marzo 2019

Vivere d(i)istanti

distopici, dissonanti, disadattati, disillusi, disturbati, disperati.
Distraendosi.

martedì 25 dicembre 2018

Pensare stanca

parlare soffoca, sentire logora.
 
Oggettivo, il dolore soggettivo, isola.

giovedì 29 novembre 2018

moribondo

anziano, sono diventato ciclicamente metodico: al mattino nausea, di giorno noia, alla sera angoscia, di notte panico. Sopravvivo a me stesso, deluso.

lunedì 23 luglio 2018

Bios


si, ieri, anche io. "Lei chi e'?" sono ... sarei il nonno di ... "ah ecco infatti, le assomiglia". Sopravvivo alla mia anziana commozione, dissimulo, sorrido, applaudo, osservo, alieno alienato, gli altri, ultracorpi, inconsapevoli esistenze fastidiosamente non esistenziali: tatuaggi orecchini vestiti scarpe borse pettinature occhiali sigarette telefonini videocamere, si immortalano reciprocamente ... sguardi, posture, parole ... mostruosita' che non si mostrano.
I bambini, gli adolescenti, gli adulti, le autorita', la famiglia, la scuola, i diplomi, i costumi, le divise ... e io, ancora, ormai non per molto, che non ho letto niente neanche di Foucault, la nausea, perche' non svengo annichilito?
Ciao nonno ! perche' sei venuto ?
Per riconoscerti, meraviglia, nel caos, dal caos, che tra poco devo tornarci ;^)

eterogenesi di un matrimonio tragico

Una ragazza come te, bella come i fiori di campo in primavera, femmina come due ciliegie, ancora un po' acerbe, d'estate.
Sta male come te, come si sta male a sedici anni, tutti, ma lei, come te, ha un dolore tutto suo, solo, immenso: suo padre non puo' abbracciarla piu', non puo' vederla, parlarle, amarla, mai piu'.
Un dolore senza parole, muto, incomunicabile, nascosto, che le straripa l'anima, dagli occhi.
Non sopporta sua madre, non la vuole tra i suoi pensieri, sa di essere la figlia unica e indesiderata di una cattiva madre, ipocrita e conformista, nemica e rivale, mai sincera.
Le hanno detto che neonata non si faceva allattare, come se lei, cucciolo di mammifero, sentisse istintivamente il sapore dei sentimenti inconfessati che avvelenavano quel latte.
Ma poi chissa' se e' proprio cosi', sono solo pensieri inutili.
Le piace stare con i maschi, fare quello che fanno loro, giochi fisici, d'azione, assieme a loro, con intesa, considerata e in confidenza, giocare seriamente, con l'entusiasmo dei bambini all'asilo, liberi di essere quello che vogliono, e forse evita le altre femmine per non esporsi al suo dolore, le altre femmine hanno il loro padre, non possono capire.
Ma non si puo' fare, non sta bene, il suo corpo diventa ogni giorno piu' inopportuno in quelle situazioni, per le regole degli adulti, anzi lo e' gia' da un po': Adesso le impongono di considerarlo osceno, dovrebbe vergognarsi, non sono cose da ragazza per bene, orfana di padre, stare in quei posti, fare quelle cose, con i suoi coetanei maschi, senza pudore.
Sua madre non le dice altro, non sente ragioni, non ammette dialogo, per non ammettere il suo panico, non le sa parlare, solo imporsi, vietare, in tutti i modi che puo', nessuno giusto, infatti neanche utile. Anzi l'unica cosa che ottiene e' farla sempre scappare, anche di nascosto, per ribellarsi, provocando tutta la sua immaturita', per dispetto.
Anche gli altri maschi hanno notato, tutti, il suo corpo, la sua persona, non sono piu' bambini che guardano una bambina, gia' da un po', si accorgono sempre piu' di vedere con occhi nuovi, di desiderare diversamente, i giocattoli non soddisfano, si rimane stranamente delusi per quello che fino a poco tempo fa poteva riempire le giornate, ci si ritrova incomprensibilmente vuoti, mancanti di qualche desiderio misterioso, ciondolando in giro.
E' un desiderio nuovo, potentissimo e pervasivo, spaventa e attrae, seduce e imbarazza.
Tra di loro capita anche chi ha una storia un po' diversa, nel senso di peggiore, piu' solitudine, piu' abbandono, anche lui orfano di qualcosa, affetto, molto probabilmente.
Infatti ha imparato presto a difendersi, sopravvivere, selvatico, apparentemente piu' forte, scaltro e  agile.
Anche lui ha notato quella ragazza, anzi, prima e meglio degli altri, in posizione vantaggiosa, ha avuto abbastanza coraggio incosciente per farsi notare, speciale.
E' una seduzione irresistibile, misteriosamente bello come la liberta' immaginata, guardando l'orizzonte aperto davanti, mentre il paesaggio sfreccia, veloce e distratto, spalancato dalla moto che domina sicuro, con lei abbracciata, dietro, fiduciosa e sognante: Finalmente felici, nonostante tutto e tutti, noi, nostri, nel nostro futuro.
Si fida perche' vuole farlo, da quella volta che l'ha intravisto vulnerabile, il tenero bambino che non ha potuto essere, e' riapparso solo per un attimo, il tempo di uno sguardo negli occhi, subito sviato, di un gesto sfuggito, di una carezza incerta, un po' goffa, stranamente timida, eppure cosi' intima: il primo bacio.
L'intimita' diventa evidente, a tutti, canzonata con rispetto dagli amici, sopportata con malcelata invidia dagli altri, assolutamente vietata dalla madre: Quel balordo vuole solo farsi una scorpacciata di ciliegie, e' solo uno spavaldo senza arte ne' parte, non studia, non lavora, va e viene quando vuole, solo dio sa da dove, sei troppo piccola e immatura, ti stai mettendo nei guai.
E' piu' vero che falso, sua madre ha piu' ragione che torto, ma nel modo sbagliato, per motivi sbagliati, meschini. Vedova, con una figlia adolescente che le sta dando solo preoccupazioni, forse non lo sa, ma piu' di ogni altra cosa teme il giudizio degli altri adulti, che la considererebbero una cattiva madre, sbagliata, come infatti sa inconsciamente di essere, la vergogna, appunto.
La ragazza non e' stupida, anzi, ha un'intelligenza piu' matura delle sue coetanee, che infatti evita, se puo', e comunque malsopporta, specialmente a scuola, nascostamente invidiata per la sua bellezza, e per il suo eroico fidanzato.
Infatti in fondo alla sua anima diffidente e guardinga, nel profondo del suo cuore, come preferisce immaginare, sa cosa teme sua madre, perche' sente bene cosa teme lei stessa: non essere amabile e amata, di amor paterno, e di nessun altro amore.
Forse troppo dolore rende anche troppo orgogliosi, impossibile ammetterlo: sua madre NON HA DIRITTO di dirle cosa deve o non deve fare, come comportarsi, dove andare, quando e con chi. Lei non puo' capire i suoi sentimenti, il sesso non e' per forza sporco, come per lei, che infatti non amava suo padre, ed erano piatti tirati, porte sbattute, urli isterici e silenzi mortali. LO HA UCCISO LEI, GIORNO DOPO GIORNO, mentre lei si nascondeva sotto il tavolo, in un angolo, bambina, nella tempesta.
Ma adesso si sente donna, piu' di sua madre, migliore di sua madre, NON SARA' MAI COME LEI, NON HA PAURA DI FARE L'AMORE ! le piace e sa farlo.
Invece no, vorrebbe urlarlo per farsi coraggio, ma lo sa, sta imparando, a conoscere e a conoscersi, spaventata e osante.
Ma a che servirebbe urlare? Nessuno la ascolta, come puo' esprimersi? cosa puo' fare?
Un dispetto, anzi IL dispetto, a tutti, ma specialmente a sua madre: scopare, si, scopare e' facile, e' una ragazza molto bella, come te, tutti i maschi la desiderano, non deve preoccuparsi delle intenzioni, dei sentimenti, delle paure, del dolore, potrebbe farlo con chiunque, e poi basta stare un po' attenti, continua a ripeterselo cercando di convincersene.
E' passato un po' di tempo, si sente innamorata in modo meno assoluto, ha dei dubbi, tutto appare molto confuso, cambia velocemente, sentimenti contrastanti le affollano la mente e il corpo, vuole e non vuole, desidera e non desidera, impegni la distraggono, e lei svogliata li trascura. Un pomeriggio aspetta con ansia di sentire arrivare il rumore di una moto che la portera' in un posto complice, un altro non rispondera' agli insistenti messaggi che dal telefono la reclamano disponibile.
Si incontrano meno, ultimamente, certe fughe sono diventate come un' abitudine, certe sere, certi posti che erano stati magici lo sono meno, le capita di rivestirsi perplessa, cercando di convincersi che non e' delusa, annoiata, insoddisfatta. Insistere non serve, cercare di cambiare qualcosa, un pretesto, peggiora la situazione, rivelando sempre di piu' l' evidenza.
Piu' consapevole di se stessa, osserva meglio il mondo quotidiano, ha notato altri sorrisi e altri sguardi, sono diversi da quelli che conosce e frequenta, promettono altro, di piu' e meglio.
Difficile accettare, per un ragazzo come lui, che la fortuna se ne vada, verso altri, anche perche' lui non ha altre risorse, idee, immaginazioni, e' gia' tutto quello che e': eventualmente lavora, qualche passatempo, tra cui uno appena piu' impegnativo, nel senso che a volte puo' contrariare fastidiosamente, anche se lui piu' probabilmente direbbe "rompe le palle".
Quindi insiste, almeno per un po', prima di rinunciare e riprovare tutto da capo con un'altra, in giro ne trovera' sempre, prima o poi.
Non solo messaggi e telefonate, torna nei posti che hanno frequentato, si informa su quelli nuovi che non conosce, sulle nuove abitudini, sugli orari della scuola o del lavoro, pronto anche ad affrontare maschilmente eventuali nuove frequentazioni, forte di se stesso e del suo presunto diritto di proprieta': ama anche la sua moto, infatti la usa come sa, quando vuole, dove crede, solo lui o al massimo un amico fidato, ne avesse uno, eroe solitario.
Perseverando, una sera la trova, in una discoteca. Non e' a suo agio in quell'ambiente, sono ragazzi mediamente piu' fortunati, deve agire deciso, indovinare la strategia migliore, non esuberanza da strada ma remissivita' da perdente, intenerire, stimolare i sensi di colpa di chi sta imparando a stare meglio di come stava.
Funziona, forse e' l'ultima volta, forse lo sa, forse lo teme, ma intanto l'ha convinta, e' uscita, sola, per parlare un attimo con calma, ma non c'e' molto da dire, ne' sa esprimersi bene, a parole, meglio lasciare parlare le mani, i corpi. In macchina e' scomodo ma possibile, e ormai e' inverno, fuori fa freddo, non e' piu' stagione da ciliegie fresche, potrebbero essere le ultime, meglio approfittarne, poi si vedra', ogni lasciata e' persa.
Che e' stata l'ultima volta, come si era ripromessa, lei adesso lo sa, definitivamente, mentre si riveste, ferita dalla propria stupidita'. Lui prova a dirle qualcosa, ma dalla bocca gli esce solo fumo di sigaretta, appagato e finto, o almeno cosi' le sembra, dato che e' da quando sono entrati in macchina che si e' accorta di non sentire niente.
Esce, con un rimorso che non aveva mai provato, lascia aperta la portiera, con un gesto lento, stanco.
Mentre torna nel locale non riesce a non immaginare il volto ferito e severo di suo padre.
Mente a chi le chiede dove era finita, non ha piu' voglia di stare in quel posto, e' diventato improvvisamente brutto, insopportabilmente infelice, non vorra' tornarci mai piu'.
Inventa una scusa per le sue amiche, la piu' grande ha gia' la patente, che la riportasse subito a casa. 

Una notte d'inverno, un ragazzo guida lento la sua auto in una tortuosa strada di collina in mezzo ai boschi. Perso, sta cercando una discoteca di paese, dove, se ha ben inteso, potrebbe incontrare, fintamente per caso, una ragazza di cui e' invaghito, forse innamorato. Non lo sa per certo, non ha mai avuto il coraggio di parlarle, e' riuscito solo a salutarla un paio di volte, nei suoi goffi  pedinamenti, fingendo poi di essersi sbagliato avendola confusa con una "sua amica che le assomiglia moltissimo". Gli risulta che lei e due sue amiche vadano spesso a ballare in quel posto, che lui non conosce, al sabato sera, da sole, dato che la piu' grande ha gia' la patente.
Finalmente vede il cartello luminoso che lampeggia: "DANCING LE CILIEGIE", mentre imposta la curva per entrare nel parcheggio, rischia un frontale con una piccola auto che esce veloce, i fari illuminano gli abitacoli, reciprocamente fugaci: il ragazzo vede due ragazze che ridono assieme, quella che guida e' talmente distratta dalle risate che non lo nota e quasi lo investe, per evitarsi, entrambi accostano bruscamente alla loro mano, entrambi rischiando di cadere giu' dal piccolo ponticello di ingresso del parcheggio, ma la fortuna e' stata generosa, quella notte, le due auto si sfiorano senza toccarsi, ognuno prosegue per la sua strada, tutti salvi: Il ragazzo innamorato, la ragazza che guida, quella che ride con lei e la ragazza come te, seduta dietro, che non ride ... e suo figlio.






lunedì 16 luglio 2018

Gente dimentica

Noi siamo gente senza nome
siamo automobili ferme in autostrada
clienti serviti che hanno sempre ragione nei ristoranti
siamo statistiche nei telegiornali
siamo noi, nelle foto, di gruppo, in vacanza.

amore amaro

Sai chi sono, ma sincero, non mi riconosci.
Ti riconosco, ma sincera, non so chi sei.