Una ragazza come te, bella come i fiori di campo in primavera, femmina come due ciliegie, ancora un po' acerbe, d'estate.
Sta male come te, come si sta male a sedici anni, tutti, ma lei, come te, ha un dolore tutto suo, solo, immenso: suo padre non puo' abbracciarla piu', non puo' vederla, parlarle, amarla, mai piu'.
Un dolore senza parole, muto, incomunicabile, nascosto, che le straripa l'anima, dagli occhi.
Non sopporta sua madre, non la vuole tra i suoi pensieri, sa di essere la figlia unica e indesiderata di una cattiva madre, ipocrita e conformista, nemica e rivale, mai sincera.
Le hanno detto che neonata non si faceva allattare, come se lei, cucciolo di mammifero, sentisse istintivamente il sapore dei sentimenti inconfessati che avvelenavano quel latte.
Ma poi chissa' se e' proprio cosi', sono solo pensieri inutili.
Le piace stare con i maschi, fare quello che fanno loro, giochi fisici, d'azione, assieme a loro, con intesa, considerata e in confidenza, giocare seriamente, con l'entusiasmo dei bambini all'asilo, liberi di essere quello che vogliono, e forse evita le altre femmine per non esporsi al suo dolore, le altre femmine hanno il loro padre, non possono capire.
Ma non si puo' fare, non sta bene, il suo corpo diventa ogni giorno piu' inopportuno in quelle situazioni, per le regole degli adulti, anzi lo e' gia' da un po': Adesso le impongono di considerarlo osceno, dovrebbe vergognarsi, non sono cose da ragazza per bene, orfana di padre, stare in quei posti, fare quelle cose, con i suoi coetanei maschi, senza pudore.
Sua madre non le dice altro, non sente ragioni, non ammette dialogo, per non ammettere il suo panico, non le sa parlare, solo imporsi, vietare, in tutti i modi che puo', nessuno giusto, infatti neanche utile. Anzi l'unica cosa che ottiene e' farla sempre scappare, anche di nascosto, per ribellarsi, provocando tutta la sua immaturita', per dispetto.
Anche gli altri maschi hanno notato, tutti, il suo corpo, la sua persona, non sono piu' bambini che guardano una bambina, gia' da un po', si accorgono sempre piu' di vedere con occhi nuovi, di desiderare diversamente, i giocattoli non soddisfano, si rimane stranamente delusi per quello che fino a poco tempo fa poteva riempire le giornate, ci si ritrova incomprensibilmente vuoti, mancanti di qualche desiderio misterioso, ciondolando in giro.
E' un desiderio nuovo, potentissimo e pervasivo, spaventa e attrae, seduce e imbarazza.
Tra di loro capita anche chi ha una storia un po' diversa, nel senso di peggiore, piu' solitudine, piu' abbandono, anche lui orfano di qualcosa, affetto, molto probabilmente.
Infatti ha imparato presto a difendersi, sopravvivere, selvatico, apparentemente piu' forte, scaltro e agile.
Anche lui ha notato quella ragazza, anzi, prima e meglio degli altri, in posizione vantaggiosa, ha avuto abbastanza coraggio incosciente per farsi notare, speciale.
E' una seduzione irresistibile, misteriosamente bello come la liberta' immaginata, guardando l'orizzonte aperto davanti, mentre il paesaggio sfreccia, veloce e distratto, spalancato dalla moto che domina sicuro, con lei abbracciata, dietro, fiduciosa e sognante: Finalmente felici, nonostante tutto e tutti, noi, nostri, nel nostro futuro.
Si fida perche' vuole farlo, da quella volta che l'ha intravisto vulnerabile, il tenero bambino che non ha potuto essere, e' riapparso solo per un attimo, il tempo di uno sguardo negli occhi, subito sviato, di un gesto sfuggito, di una carezza incerta, un po' goffa, stranamente timida, eppure cosi' intima: il primo bacio.
L'intimita' diventa evidente, a tutti, canzonata con rispetto dagli amici, sopportata con malcelata invidia dagli altri, assolutamente vietata dalla madre: Quel balordo vuole solo farsi una scorpacciata di ciliegie, e' solo uno spavaldo senza arte ne' parte, non studia, non lavora, va e viene quando vuole, solo dio sa da dove, sei troppo piccola e immatura, ti stai mettendo nei guai.
E' piu' vero che falso, sua madre ha piu' ragione che torto, ma nel modo sbagliato, per motivi sbagliati, meschini. Vedova, con una figlia adolescente che le sta dando solo preoccupazioni, forse non lo sa, ma piu' di ogni altra cosa teme il giudizio degli altri adulti, che la considererebbero una cattiva madre, sbagliata, come infatti sa inconsciamente di essere, la vergogna, appunto.
La ragazza non e' stupida, anzi, ha un'intelligenza piu' matura delle sue coetanee, che infatti evita, se puo', e comunque malsopporta, specialmente a scuola, nascostamente invidiata per la sua bellezza, e per il suo eroico fidanzato.
Infatti in fondo alla sua anima diffidente e guardinga, nel profondo del suo cuore, come preferisce immaginare, sa cosa teme sua madre, perche' sente bene cosa teme lei stessa: non essere amabile e amata, di amor paterno, e di nessun altro amore.
Forse troppo dolore rende anche troppo orgogliosi, impossibile ammetterlo: sua madre NON HA DIRITTO di dirle cosa deve o non deve fare, come comportarsi, dove andare, quando e con chi. Lei non puo' capire i suoi sentimenti, il sesso non e' per forza sporco, come per lei, che infatti non amava suo padre, ed erano piatti tirati, porte sbattute, urli isterici e silenzi mortali. LO HA UCCISO LEI, GIORNO DOPO GIORNO, mentre lei si nascondeva sotto il tavolo, in un angolo, bambina, nella tempesta.
Ma adesso si sente donna, piu' di sua madre, migliore di sua madre, NON SARA' MAI COME LEI, NON HA PAURA DI FARE L'AMORE ! le piace e sa farlo.
Invece no, vorrebbe urlarlo per farsi coraggio, ma lo sa, sta imparando, a conoscere e a conoscersi, spaventata e osante.
Ma a che servirebbe urlare? Nessuno la ascolta, come puo' esprimersi? cosa puo' fare?
Un dispetto, anzi IL dispetto, a tutti, ma specialmente a sua madre: scopare, si, scopare e' facile, e' una ragazza molto bella, come te, tutti i maschi la desiderano, non deve preoccuparsi delle intenzioni, dei sentimenti, delle paure, del dolore, potrebbe farlo con chiunque, e poi basta stare un po' attenti, continua a ripeterselo cercando di convincersene.
E' passato un po' di tempo, si sente innamorata in modo meno assoluto, ha dei dubbi, tutto appare molto confuso, cambia velocemente, sentimenti contrastanti le affollano la mente e il corpo, vuole e non vuole, desidera e non desidera, impegni la distraggono, e lei svogliata li trascura. Un pomeriggio aspetta con ansia di sentire arrivare il rumore di una moto che la portera' in un posto complice, un altro non rispondera' agli insistenti messaggi che dal telefono la reclamano disponibile.
Si incontrano meno, ultimamente, certe fughe sono diventate come un' abitudine, certe sere, certi posti che erano stati magici lo sono meno, le capita di rivestirsi perplessa, cercando di convincersi che non e' delusa, annoiata, insoddisfatta. Insistere non serve, cercare di cambiare qualcosa, un pretesto, peggiora la situazione, rivelando sempre di piu' l' evidenza.
Piu' consapevole di se stessa, osserva meglio il mondo quotidiano, ha notato altri sorrisi e altri sguardi, sono diversi da quelli che conosce e frequenta, promettono altro, di piu' e meglio.
Difficile accettare, per un ragazzo come lui, che la fortuna se ne vada, verso altri, anche perche' lui non ha altre risorse, idee, immaginazioni, e' gia' tutto quello che e': eventualmente lavora, qualche passatempo, tra cui uno appena piu' impegnativo, nel senso che a volte puo' contrariare fastidiosamente, anche se lui piu' probabilmente direbbe "rompe le palle".
Quindi insiste, almeno per un po', prima di rinunciare e riprovare tutto da capo con un'altra, in giro ne trovera' sempre, prima o poi.
Non solo messaggi e telefonate, torna nei posti che hanno frequentato, si informa su quelli nuovi che non conosce, sulle nuove abitudini, sugli orari della scuola o del lavoro, pronto anche ad affrontare maschilmente eventuali nuove frequentazioni, forte di se stesso e del suo presunto diritto di proprieta': ama anche la sua moto, infatti la usa come sa, quando vuole, dove crede, solo lui o al massimo un amico fidato, ne avesse uno, eroe solitario.
Perseverando, una sera la trova, in una discoteca. Non e' a suo agio in quell'ambiente, sono ragazzi mediamente piu' fortunati, deve agire deciso, indovinare la strategia migliore, non esuberanza da strada ma remissivita' da perdente, intenerire, stimolare i sensi di colpa di chi sta imparando a stare meglio di come stava.
Funziona, forse e' l'ultima volta, forse lo sa, forse lo teme, ma intanto l'ha convinta, e' uscita, sola, per parlare un attimo con calma, ma non c'e' molto da dire, ne' sa esprimersi bene, a parole, meglio lasciare parlare le mani, i corpi. In macchina e' scomodo ma possibile, e ormai e' inverno, fuori fa freddo, non e' piu' stagione da ciliegie fresche, potrebbero essere le ultime, meglio approfittarne, poi si vedra', ogni lasciata e' persa.
Che e' stata l'ultima volta, come si era ripromessa, lei adesso lo sa, definitivamente, mentre si riveste, ferita dalla propria stupidita'. Lui prova a dirle qualcosa, ma dalla bocca gli esce solo fumo di sigaretta, appagato e finto, o almeno cosi' le sembra, dato che e' da quando sono entrati in macchina che si e' accorta di non sentire niente.
Esce, con un rimorso che non aveva mai provato, lascia aperta la portiera, con un gesto lento, stanco.
Mentre torna nel locale non riesce a non immaginare il volto ferito e severo di suo padre.
Mente a chi le chiede dove era finita, non ha piu' voglia di stare in quel posto, e' diventato improvvisamente brutto, insopportabilmente infelice, non vorra' tornarci mai piu'.
Inventa una scusa per le sue amiche, la piu' grande ha gia' la patente, che la riportasse subito a casa.
Una notte d'inverno, un ragazzo guida lento la sua auto in una tortuosa strada di collina in mezzo ai boschi. Perso, sta cercando una discoteca di paese, dove, se ha ben inteso, potrebbe incontrare, fintamente per caso, una ragazza di cui e' invaghito, forse innamorato. Non lo sa per certo, non ha mai avuto il coraggio di parlarle, e' riuscito solo a salutarla un paio di volte, nei suoi goffi pedinamenti, fingendo poi di essersi sbagliato avendola confusa con una "sua amica che le assomiglia moltissimo". Gli risulta che lei e due sue amiche vadano spesso a ballare in quel posto, che lui non conosce, al sabato sera, da sole, dato che la piu' grande ha gia' la patente.
Finalmente vede il cartello luminoso che lampeggia: "DANCING LE CILIEGIE", mentre imposta la curva per entrare nel parcheggio, rischia un frontale con una piccola auto che esce veloce, i fari illuminano gli abitacoli, reciprocamente fugaci: il ragazzo vede due ragazze che ridono assieme, quella che guida e' talmente distratta dalle risate che non lo nota e quasi lo investe, per evitarsi, entrambi accostano bruscamente alla loro mano, entrambi rischiando di cadere giu' dal piccolo ponticello di ingresso del parcheggio, ma la fortuna e' stata generosa, quella notte, le due auto si sfiorano senza toccarsi, ognuno prosegue per la sua strada, tutti salvi: Il ragazzo innamorato, la ragazza che guida, quella che ride con lei e la ragazza come te, seduta dietro, che non ride ... e suo figlio.
lunedì 23 luglio 2018
lunedì 16 luglio 2018
Gente dimentica
Noi siamo gente senza nome
siamo automobili ferme in autostrada
clienti serviti che hanno sempre ragione nei ristoranti
siamo statistiche nei telegiornali
siamo noi, nelle foto, di gruppo, in vacanza.
domenica 24 giugno 2018
Tertium non datur
E ancora. Inutile parlarti, impossibile sentirti: O consapevolmente insincera mi assecondi, mutuandomi ... oppure inconsapevolmente autentica mi avversi, negandomi.
domenica 11 marzo 2018
Scafandropausa
infatti non e' vero che non esco mai e sto sempre da solo, anziano, a farmi compatire su feisbuc: Sporadico, mi vesto dell'apparente coraggio che nasconde il mio istinto guardingo da naturale preda degli eventi, e mi immergo nel mare di ultracorpi dell'urbe, con l'autonomia, la disinvoltura, la nonchalance ... di un palombaro che danza.
Infatti e' vero: Presto la nausea sale, spossato dalla troppa tensione, svenente, devo tornare a rifugiarmi nella mia tana cattiva, dove ancora rannicchiato mi addormento, e senza poi ricordarmene, sogno la realta'.
lunedì 1 maggio 2017
Horror Vacui
Discreta, mi faceva buona compagnia, la mia solitudine, incompresa, l'hai rifiutata, insensibile e incosciente, adesso sei tu, arida e vana, la mia depressione, desolata.
venerdì 6 gennaio 2017
La pazienza degli oggetti
Tutte le robe che continuo ad accumulare,
il disordine opprimente,
l'angoscia del tempo e dello spazio,
inutilmente sprecati,
il mio procrastinare,
tutte quelle cose dimenticate mi aspettano,
nella polvere che diventero',
e mi sopravviveranno,
senza curarsene.
il disordine opprimente,
l'angoscia del tempo e dello spazio,
inutilmente sprecati,
il mio procrastinare,
tutte quelle cose dimenticate mi aspettano,
nella polvere che diventero',
e mi sopravviveranno,
senza curarsene.
lunedì 11 luglio 2016
Casa, amara casa.
in casa mia non ci sono queste lenzuola, queste tende, queste tovaglie a fiori, finti.
in casa mia non ci sono questi armadi, stipati di abiti mai vestiti.
in casa mia non ci sono questi oggetti, inanimati.
in casa mia non ci sono queste porte, chiuse.
in casa mia non ci sono questi odori, falsi.
in casa mia non ci sono questi suoni, muti.
in casa mia non ci sono queste luci, cieche.
in casa mia non ci sono questi sapori, di questo pane, che sa di sale.
in casa mia non ci sono ... io.
in casa mia non ci sono questi armadi, stipati di abiti mai vestiti.
in casa mia non ci sono questi oggetti, inanimati.
in casa mia non ci sono queste porte, chiuse.
in casa mia non ci sono questi odori, falsi.
in casa mia non ci sono questi suoni, muti.
in casa mia non ci sono queste luci, cieche.
in casa mia non ci sono questi sapori, di questo pane, che sa di sale.
in casa mia non ci sono ... io.
lunedì 20 giugno 2016
Madre Natura
Io sono il primo figlio,
il figlio unico,
il figlio autistico,
il figlio sbagliato,
il figlio pazzo,
il figlio morto,
il figlio... mai nato.
il figlio unico,
il figlio autistico,
il figlio sbagliato,
il figlio pazzo,
il figlio morto,
il figlio... mai nato.
mercoledì 6 aprile 2016
scemo ch(i/e) legge (quello del villaggio, globale)
E mi capita ancora ... beh ? che c’e’ ? Si ok, non “mi capita”, vabenevabene, ok, me la cerco, ok.
Allora, dicevo, mi ritrovo a leggere dei commenti, su questioni comunque complesse, di un tale
livello di immaturita’, arroganza, stupidita’, ignoranza, banalita’, impertinenza, idiozia ...
che ... che ... che boh?
Vabbe’ insomma, robe pateticamente ridicole, al punto che il fastidio nauseante mi indurrebbe ad
esprimere il mio peggior sarcasmo, proprio una roba con la determinata intenzione di forzare al pianto,
e la mia frustrazione conseguente e’ la consapevolezza di non esserne in grado ! Che brutta persona che sono ! Come mi assomiglio ! Infatti mi hanno spiegato che e’ proprio uno dei miei problemi peggiori, “il mio carattere”, la mia intima “volonta’ ” e quindi la mia naturale “rappresentazione”, ferire ed infierire per far piangere, effetto e causa, perche’ proprio il mio non saper piangere mi rende il peggio che non so non essere, nei confronti degli “altri”. Allora ok, perplesso e offeso ci provi, eviti il te stesso, commenti impersonalmente, parole non tue,
rappresentazioni di altri, ben altro tenore, gente colta, citazioni erudite, proposte di lettura, testi, libri che uno come me ne avrebbe per una vita ... e ancora non basterebbe ... ... ... NIENTE. Niente, ti rispondono come non avessero letto, hanno letto ? no ? non hanno letto ? leggono ? sanno leggere ? vogliono ? capiscono ? dubitano ? pensano ? ESISTONO ??? Va bene, mi calmo, provo a rispondere, un po’ di ironia ? posso ? posso ??? POSSO ??? Ok, devo stare calmo, “che e’ peggio” mi dicono i miei amici (“miei” ? “amici” ? ... ne ho ? ne merito ? vabbe’ un’altra volta, non adesso, per favore) NO. No, niente, ripetono lo stesso “concetto”, non “sentono”, “esseri senzienti” ? effettivamente ci sarebbe da dubitarne, ci ho messo piu’ tempo io a scrivere una risposta che loro a non leggerla, ignorandola. E allora dovrei ammetterlo: Mi piace. Si, mi piace quando posso confrontarmi con i miei pari, quando me lo concedono, siamo cosi’ miserrimi, cosi’ eccelsamente mediocri, e’ cosi’ facile, disonesto, sleale, per tutti gli altri, sfotterci, sentendosi superiori, migliori di noi. E invece non lo ammetto, continuo cosi’, voglio, fare schifo, anche io. Che ci riesco cosi’ bene. Dolore, angoscia e pena, tanto sono solo, io, non il mio nome, non le mie parole, non le mie foto, io, sbagliato, non gli altri.
e la mia frustrazione conseguente e’ la consapevolezza di non esserne in grado ! Che brutta persona che sono ! Come mi assomiglio ! Infatti mi hanno spiegato che e’ proprio uno dei miei problemi peggiori, “il mio carattere”, la mia intima “volonta’ ” e quindi la mia naturale “rappresentazione”, ferire ed infierire per far piangere, effetto e causa, perche’ proprio il mio non saper piangere mi rende il peggio che non so non essere, nei confronti degli “altri”. Allora ok, perplesso e offeso ci provi, eviti il te stesso, commenti impersonalmente, parole non tue,
rappresentazioni di altri, ben altro tenore, gente colta, citazioni erudite, proposte di lettura, testi, libri che uno come me ne avrebbe per una vita ... e ancora non basterebbe ... ... ... NIENTE. Niente, ti rispondono come non avessero letto, hanno letto ? no ? non hanno letto ? leggono ? sanno leggere ? vogliono ? capiscono ? dubitano ? pensano ? ESISTONO ??? Va bene, mi calmo, provo a rispondere, un po’ di ironia ? posso ? posso ??? POSSO ??? Ok, devo stare calmo, “che e’ peggio” mi dicono i miei amici (“miei” ? “amici” ? ... ne ho ? ne merito ? vabbe’ un’altra volta, non adesso, per favore) NO. No, niente, ripetono lo stesso “concetto”, non “sentono”, “esseri senzienti” ? effettivamente ci sarebbe da dubitarne, ci ho messo piu’ tempo io a scrivere una risposta che loro a non leggerla, ignorandola. E allora dovrei ammetterlo: Mi piace. Si, mi piace quando posso confrontarmi con i miei pari, quando me lo concedono, siamo cosi’ miserrimi, cosi’ eccelsamente mediocri, e’ cosi’ facile, disonesto, sleale, per tutti gli altri, sfotterci, sentendosi superiori, migliori di noi. E invece non lo ammetto, continuo cosi’, voglio, fare schifo, anche io. Che ci riesco cosi’ bene. Dolore, angoscia e pena, tanto sono solo, io, non il mio nome, non le mie parole, non le mie foto, io, sbagliato, non gli altri.
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