Amare una persona per quello che non e'
facile
tanto quanto odiarla per quello che e'
i miei errori peggiori li ho fatti per mancanza di coraggio, il coraggio di rischiare di sbagliare, la mia colpa peggiore, il mio essere sbagliato.
il mio futuro e' ormai tutto passato, e poco ne ricordo: rimorsi, rimpianti, delusioni, nostalgie.
ero gia' stato nella tua citta', giovane
fermo, al semaforo
forse hai attraversato la mia strada
ti ho vista, senza guardarti
non ti ho riconosciuta, non ti conoscevo
ti immaginavo, mancavi
tu invece no, vivevi la tua vita
nel traffico, che non ti mancava.
La passione giovanile che ho messo in questi oggetti, la loro potenza evocativa mi travolge, sotto la polvere accumulata, mi ci rivedo, riammirandoli ancora, nelle mie mani, adesso, dopo mezzo secolo, mentre so di doverli lasciare, per fare posto nella mia anima troppo piena, di vuoto.
ci salutiamo urlando
ci facciamo baccano, rumore
ci facciamo sentire, all'esterno
per non sentire quel sibilo sordo, interno
il suono persistente della nostra disperazione, viva dentro al silenzio, eterno.
ma forse ho capito, il mio corpo, mai piaciuto, sempre sopportato, io e lui, una convivenza scomoda, deludente, non considerato, si e' offeso: l'infarto ci ha separati definitivamente, lo sapevo che non potevo fidarmi, adesso lo temo, mi tradira' ancora, sara' solo dolore, mi angoscia, da lui potra' salvarmi solo la morte.
La Regina mi avra' comunque
meglio andarle incontro sereno
che farsi prendere scappando
anche perche' non so giocare il suo gioco
non so se voglio morire in laboratorio, seduto davanti all'oscilloscopio, con il saldatore in mano, banale, o con il mio jazzbass addosso. Sicuramente non vorrei morire in ospedale, patetico, torturato dalla morale scientifica. Potessi scegliere, preferirei finisse tutto a tarallucci e vino, rosso, una sera d'autunno, in penombra, mentre ne sgranocchio qualcuno, sorridendo all'amicizia compagna, brillo e sornione.
e si fa sera
e mi ascolto
e sento che ogni buona bellezza possibile e' ormai gia' stata
mi rifugio vulnerabile nella notte che arriva
e da domani
se un domani sara'
mi aspetto solo tutto quello che cadra'
a disegnare la curva di ogni vita
finita
il suicidio, l'unico modo possibile, per lasciarti, perche' dopo una vita, la mia sei diventata, senza un senso, che non sopporto, piu'.